home restaurant

Metti una sera a cena a casa di sconosciuti. Tu paghi la spesa, loro ti preparano da mangiare nell’home restaurant.

L’home food nasce nel 2006 a New York ricalcando l’idea delle case particular cubane e le puertas serradas argentine, per poi diffondersi oltreoceano. Dall’underground londinese della blogger Kertsin Rodgers con le sue cene segrete e clandestine, allo chef Marco Maestoso che prima a New York e ora a Roma spopola con le pop up dinners; da Soulfood a Kitchen Party (entrambe community per l’home cooking), passando per l’italianissimo Gnammo, il concetto di casa e cucina non è mai stato così identificabile.

L’home cooking ora è diffuso anche in Italia, o meglio, è diventato di moda il concetto di social eating, ma è in realtà è la versione hi-tech di una tradizione che esiste da decenni: chi di noi non ha mai avuto un amico o amici di amici che raccontavano le meraviglie gastronomiche di “una vecchietta che ha messo su una specie di ristorante in casa sua, tu vai lì prenotando e lei ti fa trovare un fritto misto che resuscita anche i morti?”

Cosa sono gli home restaurant

Cosa sono gli home restaurant

Come spiegare in poche parole cosa sia un Home Restaurant? Non vai in un locale, ma a casa di qualcuno e non paghi cifre esorbitanti ma ciò che mangerai o poco più. Ovviamente alla base di tutto deve esserci la passione per la cucina e la convivialità dei proprietari di casa, disposti a diventare ospiti e ad aprire le porte di casa per chi non hanno mai visto. In epoca di sharing economy e del web ormai sempre più social, il tutto può rivelarsi un’ottima occasione di creare un’attività remunerativa a basso costo e con pochissima burocrazia. Sempre seguendo le normative vigenti.

Home restaurant come funziona

Quindi, una volta capito cosa sia un home restaurant, quali sono le modalità di fruizione? Quali sono i prezzi di riferimento?

Al momento esistono moltissime piattaforme online, App di riferimento con sistemi di prenotazione e valutazione, pagamenti con Paypal o POS; la più conosciuta, in Italia, è sicuramente Gnammo.
Nata nel 2012 dalla fusione delle start up Cookous e Cookhunter, Gnammo si è imposta sulle altre piattaforme di riferimento in poco tempo: una community con diramazioni in 124 città, con oltre mille cuochi e infinite tipologie di scelta: dall’etnico al brunch, dalle cene spettacolo alle serate a tema. Da questa iniziativa, se ne sono sviluppate altre che piano piano si stanno facendo strada sul mercato online.

Ma chi sono i ‘clienti’ degli house restaurant? Tendenzialmente giovani e adulti tra i 25 e i 45, persone che già sfruttano la rete per vacanze o per scegliere alberghi e locali, quindi in linea con il concetto che sta dietro all’idea di home cooking.

I prezzi possono variare, ma, in base alla tipologia di evento e menù, dovrebbero aggirarsi tra i 10€ e i 30€ massimo a testa. Molto importante sarà verificare i feedback degli home chefs, ma allo stesso tempo degli ospiti, per evitare brutte sorprese. Perché metti sì uno sconosciuto a cena, ma la prudenza non è mai troppa.

Come aprire un home restaurant

come aprire un home restaurant

In Italia, tutto ciò che è sharing economy (da AirBnb a Uber) non ha una legislazione chiara e definita. Anche per quanto riguarda gli home restaurant la legislazione ricade in una situazione molto nebulosa, con continue modifiche, delibere e annulli.

  • Home restaurant normativa

L’attuale normativa italiana definisce «home restaurant»: “L’attività occasionale finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all’interno delle unità immobiliari ad uso abitativo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti anche a titolo gratuito, e con preparazione dei pasti all’interno delle strutture medesime”.

Questo comporta quindi che l’attività debba essere saltuaria, quindi non superare i 500 coperti e i 5000€ annui (per evitare, tra l’altro, di dover aprire Partita IVA). Le prenotazioni dovranno avvenire solamente tramite piattaforma online, e i pagamenti soltanto tramite sistemi di pagamento elettronici, per assicurare la tracciabilità delle operazioni.

È importante anche rifarsi ai principi di autocontrollo dell’HACCP (acronimo dall’inglese Hazard Analysis and Critical Control Points, traducibile in analisi dei rischi e punti critici di controllo), ovvero un insieme di procedure, mirate a garantire la salubrità degli alimenti. Esistono anche corsi in merito, per approfondire l’argomento.

  • Documentazione da presentare

Secondo il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) per prima cosa serve il modulo unico SCIA, ovvero la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, da presentare al Comune con tutti i dati relativi e accompagnata dalla notifica sanitaria che lo SUAP (lo Sportello Unico per le Attività Produttive) presenterà all’AUSL.

Questo sarà necessario perché si tratta di attività di pubblica somministrazione e il cuoco domestico rientra comunque tra le figure di “operatore nel settore alimentare”.

La nuova Notifica sanitaria riporta anche la voce “Home restaurant” nella tipologia “Ristorazione”, mentre per le produzioni laboratoriali domestiche, nella modulistica unica è presente la voce “Produzione di alimenti in cucina domestica (home food)”. Le attività di gastronomia domestica, oltre all’home restaurant, comprendono anche laboratori, home catering, cuoco a domicilio, eventi di social eating.

home restaurant normativa

Al momento l’attività di home restaurant è tutta in divenire, molte delle normative di riferimento vengono ritenute, nel settore, eccessivamente restrittive e spesso discriminatorie e alcuni home cookers continuano a muoversi in un ambito ancora lacunoso e poco chiaro, ma per evitare sanzioni, meglio essere cauti ed attenersi il più possibile alle indicazioni del MISE.
 

_Elena Giosmin

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