Congedo matrimoniale

Avete organizzato il matrimonio fin nei minimi particolari, ma vi siete ricordati del congedo matrimoniale?

Cos’è il congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale (detto anche, erroneamente, permesso matrimoniale o licenza matrimoniale) è un periodo retribuito che viene riconosciuto al lavoratore, in occasione del proprio matrimonio o dell’unione civile (art. 1, comma 20, Legge n. 76/2016).

Il congedo matrimoniale fu introdotto in Italia nel 1937 ed era rivolto esclusivamente al personale impiegatizio; grazie ad un fondamentale accordo interconfederale, del 1941 l’astensione dal lavoro fu estesa, di diritto, anche agli operai.

Quanti giorni spettano per il congedo matrimoniale

Il permesso matrimoniale concede al lavoratore (impiegati inclusi) un periodo di astensione dal lavoro pari a 15 giorni con decorrenza dal giorno del matrimonio (comprensivo anche di sabati, domeniche ed eventuali altri giorni festivi) da usufruirsi massimo entro i 30 giorni successivi alle nozze (licenza posticipata), se, per motivi aziendali o personali, non possa venire utilizzato nei giorni immediatamente seguenti. Inoltre non può essere goduto nel periodo delle ferie o in quello di preavviso di licenziamento. I giorni di congedo vanno fruiti consecutivamente, ma ciò non implica un obbligo di utilizzo, per cui potete richiederli in toto oppure solo in parte, ma non potete frazionarli (come accade con la maternità). Di solito si utilizzano per il viaggio di nozze, ma nessuno vieta di usarli per gli ultimi ritocchi alla casa o per ultimare con calma il trasloco.

A chi richiede le “ferie matrimoniali”

ferie matrimoniali a chi richiederle

La richiesta di congedo va inoltrata, tramite domanda in carta semplice, al datore di lavoro con almeno 6 giorni di preavviso. Una volta usufruito della licenza matrimoniale, dovrete presentare copia del certificato di matrimonio all’ufficio del personale (o al datore di lavoro) entro e non oltre i 60 giorni successivi alla cerimonia nuziale. Il congedo va concesso per diritto, ma come già prima menzionato, potrebbe essere posposto al massimo entro 30 giorni, se il datore di lavoro avesse difficoltà, di carattere lavorativo, a concederlo immediatamente.

Quando richiedere il congedo

Per legge è previsto un anticipo di minimo 6 giorni prima delle nozze, o a seconda da ciò che previsto nel CCNL (di norma massimo 10 o 15 giorni).

In realtà, dati i carichi di lavoro nel mondo aziendale odierno e visto che, spesso, ci si sposa in periodi dell’anno concomitanti con le ferie, sarebbe buona norma avvisare i datori di lavoro almeno un mese prima, per dar modo di organizzarsi con tranquillità. In alcuni casi, previa autorizzazione dall’ufficio personale, sarà possibile usufruire del congedo anche prima delle nozze stesse.
In ogni caso, la Corte di Cassazione ha stabilito che è sufficiente per il lavoratore indicare, nella richiesta, i giorni di congedo e comunicarli con il dovuto preavviso al datore di lavoro, per evitare qualsivoglia problematica.

Chi paga il congedo matrimoniale

Chi paga il congedo matrimoniale

Per legge il periodo di congedo matrimoniale è interamente retribuito tramite un assegno. L’assegno è utile ai fini del calcolo del TFR ed è prevista la maturazione regolare delle ferie e della tredicesima mensilità.

Si può avere diritto al congedo e al relativo assegno anche per le seconde nozze, solo se ovviamente vedovi o divorziati.

  • Assegno per congedo INPS

Per gli operai dipendenti da aziende industriali, artigiane o cooperative, i marittimi di bassa forza e i lavoratori a domicilio, l’assegno per il congedo è erogato dall’INPS per la durata di 7 giorni di lavoro; anche in questi casi, comunque, la contrattazione collettiva impone al datore di lavoro di integrare la cifra fino a garantire all’operaio la normale retribuzione per i 15 giorni di durata del congedo matrimoniale.

 

_Elena Giosmin

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